l'Astrofilo giugno 2013

PLANETOLOGIA ASTROFILO l’ nella stratosfera, quello stra- to intermedio dell'atmosfera posto fra la più bassa tropo- sfera (che corrisponde alla “superficie” visibile dei pia- neti giganti) e la più alta io- nosfera (quella direttamen- te a contatto con la radia- zione cosmica). La conclu- sione fu che quell'acqua non poteva che essere giunta dal- l'esterno, e ciò a causa del- l'azione di uno strato di condensazione troposferico, chiamato “cold trap” (trap- pola fredda), che impedisce al vapore acqueo prodotto dal pianeta di salire nella più fredda stratosfera. Inoltre, per via della virtuale assenza di ossigeno nelle parti più esterne dei pianeti in que- stione, non era pensabile che l'acqua si fosse formata in loco e pertanto in tutti i casi quelle molecole dovevano necessariamente essere giun- te da fuori. Ma da dove? Per avere una risposta esau- riente, almeno per quanto ri- guarda Giove e Saturno, è stato necessario attendere l'entrata in funzione del telescopio spaziale Herschel, anch'esso dell'ESA, specializzato in osservazioni nel lontano infrarosso e capace di una risoluzione mai raggiunta prima (13 arcosecondi), grazie al suo specchio con dia- metro di 3,5 metri, il più grande finora in- viato nello spazio. Era il 2009 e nel giro di un paio d'anni è apparso chiaro che nel caso di Saturno l'acqua giunge dal suo satellite En- celadus, che la rilascia attraverso le sue ben note eruzioni di ghiaccio. Nel 2012 veniva proposta la medesima soluzione per spie- gare anche l'anomala presenza di acqua nell'atmosfera di Titano. Contemporaneamente, una decina di ricercatori, coordinati da Thi- bault Cavalié (Laboratoire d'Astro- physique de Bordeaux), si stavano occupando del caso di Giove, che si presentava più complesso, non avendo il pianeta satelliti con le stesse peculiarità di Enceladus e nemmeno anelli di ghiaccio parti- colarmente consistenti, dai quali sarebbero potute precipitare mole- cole d'acqua. L e più belle im- magini delle chiazze scure la- sciate nell’atmo- sfera di Giove dall’impatto dei frammenti della SL9 furono senza dubbio ottenute dal telescopio spaziale Hubble, all’inizio del quin- to anno della sua interminabile mis- sione. Qui ne ve- diamo una in co- lori reali, che mo- stra come l’occhio umano avrebbe visto la scena. Le due macchiette più compatte e tondeggianti cor- rispondono ai siti di impatto dei frammenti D e G. [H. Hammel, MIT and NASA/ESA] Sotto, un primo piano dello spec- chio di 3,5 metri di diametro del telescopio spa- ziale Herschel, che ha permesso di mappare la di- stribuzione del- l’acqua portata su Giove dalla SL9. [EADS Astrium/P. Dumas]

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