l'Astrofilo marzo-aprile 2016
26 EVOLUZIONE GALATTICA ASTROFILO l’ ma non è un'impresa semplice, perché di ciascuna galassia abbiamo solo un “fermo immagine”, che se è lontano da episodi di fusione ci dice ben poco sulla storia pre- gressa di quei sistemi. Alcuni anni fa, però, sono state gettate le basi per la soluzione del problema. Gli astro- nomi hanno infatti iniziato a riconoscere nei nuclei di numerose galassie delle piccole strutture a forma di disco, composta da un elevato numero di stelle in rapida rotazione attorno ai centri galattici. Quei dischi nucleari hanno dimensioni che variano fra poche decine e alcune centinaia di parsec (1 parsec = 3,26 anni luce), lumino- sità superiori ai 10 milioni di soli e masse an- ch'esse dell'ordine delle decine di milioni di masse solari. I dischi nucleari risultano annidarsi indiffe- rentemente sia al centro di galassie spirali, sia nel nucleo di quelle ellittiche. Si stima che circa il 20% di queste ultime (delle quali le maggiori sono considerate un punto di ar- rivo delle ripetute fusioni fra galassie) ospi- tano un disco nucleare nel loro centro. Ma qual è l'origine di quelle strutture relativa- mente piccole e compatte? I vari meccanismi proposti negli anni dai ricercatori possono essere riassunti in due diversi scenari. Nel primo, un evento perturbatore, come ad esempio il passaggio ravvicinato fra due ga- lassie, dirotterebbe gas appartenente a una delle due verso il nucleo di quella più mas- siccia, dove spiraleggiando formerebbe un disco relativamente piatto, all'interno del quale locali addensamenti innescherebbero la produzione di nuove stelle. Il secondo sce- nario vede invece l'assorbimento di diversi ammassi globulari, le cui stelle già formate confluirebbero nel centro della galassia o- spite, finendo per formare il disco. Come si può intuire, la discriminante fra i due scenari è l'età delle stelle che formano i due dischi: nel primo caso risulterebbe sen- sibilmente inferiore a quella della galassia nel suo insieme; nel secondo caso sarebbe pressoché identica. Poiché alcune simula- zioni numeriche hanno recentemente di- mostrato che i dischi nucleari sono strutture fragili, incapaci di sopravvivere alle fusioni fra galassie (le loro stelle si disperdono), ap- pare inverosimile che quegli stessi dischi possano essere costituiti di stelle vecchie quanto la galassia che li ospita. I l complesso del Very Large Tele- scope dell’ESO, la struttura che ha fornito al team di Sarzi il materiale necessario a de- terminare l’età minima del disco nucleare di NGC 4458. [ESO]
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